I FIORETTI
Il crocifisso del Gargano
dal Numero 13 del 30 marzo 2025
«Io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue». Queste sono parole di padre Pio. Sono tremende, crude e potenti. Si possono leggere in una lettera che lui scrisse al suo direttore spirituale, padre Benedetto da San Marco in Lamis, il 22 ottobre 1918. Vi descrive il momento in cui aveva ricevuto le stimmate, due giorni prima. E quel “grondavano sangue” fu la quotidiana condizione di padre Pio fino alla sua morte. Le stimmate furono l’aspetto più evidente e più eclatante del suo carisma. Furono la ragione per cui divenne famoso, la ragione per cui le masse raggiungevano San Giovanni Rotondo sin dagli anni Venti per incontrare “il Frate con i segni della Passione”. E furono anche una delle principali cause dell’accanimento del Sant’Uffizio contro di lui. Ferite a mani, piedi e costato che procuravano dolore ad ogni movimento, che sanguinavano, che mettevano padre Pio in uno stato di confusione: da una parte il sentirsi indegno di avere sul proprio corpo i segni della Passione, dall’altro il desiderio di continuare a portarli per essere sempre più vicino a Cristo. di Roberto Allegri Quando si dice che padre Pio era il “crocifisso del Gargano” non si vuole esagerare. Le stimmate non erano escoriazioni superficiali, segni accennati che simboleggiavano la crocifissione di Gesù; erano buchi, fori che attraversavano i tessuti, i muscoli, le ossa. Immaginiamo la sofferenza che dovevano procurare! C’è una lettera che padre Benedetto scrisse il 5 marzo 1919 a padre Agostino, altro direttore spirituale di padre Pio, dopo aver visto le stimmate. Vi si legge: «Vere piaghe perforanti le mani e i piedi. Io poi osservai quella del costato: un vero squarcio che dà continuamente sangue o sanguigno umore». Una descrizione che non lascia molto spazio all’immaginazione. Esiste anche una testimonianza di padre Pietro da Ischitella, che fu Padre provinciale dei Cappuccini, il quale vide anche lui le stimmate e dichiarò che attraverso i fori delle mani di padre Pio era possibile leggere uno scritto. Tra il maggio del 1919 e l’ottobre del 1920, padre Pio venne sottoposto, per ordine dei Superiori, a tre accurate visite mediche. I dottori poi scrissero delle relazioni. Uno di questi era Giorgio Festa, stimatissimo professionista, uno che aveva studiato alla “Salpetriere” di Parigi e che era conosciuto per la sua precisione. Il dottor Festa fece tre relazioni al Vaticano tra il 1919 e il 1940, nelle quali evidenziò la veridicità delle stimmate, confutando chi pensava che padre Pio se le procurasse da solo. Verso la fine della sua vita, Festa raccolse tutte le sue esperienze in un libro dal titolo Tra i misteri della scienza e le luci della fede, una sorta di diario che racconta la sua amicizia con il Padre. Ed è anche un eccezionale trattato scientifico sulle stimmate; il dottor Festa infatti fu l’ultimo a poterle vedere: il Sant’Uffizio aveva ordinato a padre Pio di non mostrarle più a nessuno e il Frate tenne sempre fede a questa disposizione. Successe però che nel 1925 padre Pio si sottopose ad un intervento chirurgico poiché soffriva di una acuta forma di ernia inguinale. Non voleva andare in ospedale e pretese che fosse Giorgio Festa ad operarlo. Il tutto fu organizzato in convento, in una cella adiacente alla sua. Padre Pio rifiutò l’anestesia: temeva che una volta addormentato il medico andasse ad ispezionare le stimmate. L’intervento fu lungo, padre Pio soffrì molto ma non si lamentò e solo ad un certo punto disse con un filo di voce: «Fate presto, non ce la faccio più». Poi svenne. Allora Festa colse al volo l’occasione per esaminare ancora una volta le ferite sulle mani e quella sul costato, che era a forma di croce. Proprio in questa ferita scoprì uno straordinario particolare di cui nessuno aveva mai parlato prima e che poi riportò nel suo libro: dalla piaga aperta sul costato usciva luce. Scrisse proprio così: «Brevi ma evidenti radiazioni luminose che si sprigionano dai suoi contorni». Ci sono poi le testimonianze di chi le stimmate le ha viste da vicino. Non medici o scienziati ma i confratelli oppure chi gli serviva la Messa. Per celebrare, infatti, padre Pio toglieva i mezzi guanti che portava per nascondere le ferite. Padre Marciano Morra, ad esempio, che fu confratello e amico di padre Pio per tanti anni, spiegò che i frati avevano un modo molto particolare per tenere la mano di padre Pio, per non fargli male: «Bisognava che piegassimo le dita a coppa, evitando di toccargli il centro del palmo, dove c’era la ferita. In sagrestia c’erano sempre persone, devoti e pellegrini. E capitava che a volte anche loro potessero baciare la mano di Padre Pio. Un giorno, un signore gli prese la mano ma non sapendo come fare, la strinse come avrebbe fatto con chiunque altro. E Padre Pio fece un salto da terra gridando dal dolore». Altra testimonianza è quella del maestro Michele Miglionico, pittore e scultore di fama, che essendo nato a San Giovanni Rotondo ha potuto frequentare padre Pio sin dall’infanzia. «Da ragazzo servivo Messa a Padre Pio – ha raccontato – e in quelle occasioni, potevo vedere da vicino le ferite che aveva sulle mani perché durante la consacrazione si toglieva i mezzi guanti che le nascondevano. Una mattina di maggio, il Padre stava celebrando Messa all’aperto, sotto un porticato del convento. Ricordo benissimo un raggio di sole colpirgli la mano e attraversarla. Proprio così: la luce era filtrata attraverso la stimmate. Ho potuto così verificare che le piaghe di Padre Pio erano veri e propri fori che passavano il palmo da parte a parte». Le sofferenze causate dalle stimmate aumentavano durante la Quaresima e la Settimana Santa. Ce lo ha confermato la signora Elena Golia che da ragazza aveva frequentato il corso per infermieri a San Giovanni Rotondo, incontrando spesso padre Pio: «Mi ricordo la Quaresima del 1967. Ad ogni Messa, Padre Pio riviveva in modo mistico, ma reale e fisico, tutte le sofferenze che Gesù aveva patito durante la Passione. Ma durante la Quaresima, questi dolori erano ancora più intensi. Quella volta, la suora aveva portato noi allieve nel corridoio che dalla sacrestia conduceva alla clausura, per vedere Padre Pio. Lui passò davanti a noi mesto, curvo. Pareva spossato di ogni energia. “Padre, lasciate un pensiero alle ragazze”, aveva detto la suora. Lui si era voltato verso di noi, pallido e sfinito. “Non mi fate parlare – aveva detto con un filo di voce –, non ho la forza di aprire la bocca!”. Capii allora che la sofferenza fisica, il dolore vero che Padre Pio provava a causa delle stimmate era davvero immenso».
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