ATTUALITÀ
Riappropriarsi di una corretta allegoria
dal Numero 22 del 2 giugno 2024
di Lazzaro M. Celli

Perché in tante chiese la cappella del Santissimo viene quasi “relegata” in un angolo? Il banchetto eucaristico è forse un’allegra cena o è il memoriale della Passione di Cristo? Facciamo un po’ di chiarezza.

Non solo la Scrittura, ma anche la liturgia e l’architettura possono avere un loro significato allegorico, un significato, cioè, che ci rimanda alle realtà spirituali della nostra fede. Ad esempio, con il termine “chiesa”, ci ritroviamo ad esprimere un significato allegorico quando intendiamo non una serie di pietre sovrapposte, ma un’“assemblea”, l’ecclesia dei greci, o la convocatio dei latini.
Se dunque anche l’architettura ha un significato allegorico, ci chiediamo quale sia il significato di aver “ristretto” il Redentore in un luogo non centrale della chiesa, con la motivazione di creare un ambiente più raccolto per la preghiera. 


Atteso che la chiesa tutta dovrebbe essere luogo di preghiera e di raccoglimento, la posizione decentrata del Cristo vivo e vero presente nel tabernacolo, certamente non aiuta a riconoscergli il ruolo principale; infatti, se il Figlio di Dio è deposto in una cappella laterale, non gli si attribuisce la centralità che meriterebbe. E questo non è un bel messaggio da lasciare ai fedeli. 
Probabilmente, la dislocazione periferica del Santissimo Sacramento è conseguenza di una corrente di pensiero che ha “esaltato” l’altare visto come mensa eucaristica, a scapito dell’altare come luogo del sacrificio. Alcuni movimenti ecclesiali hanno prediletto e diffuso proprio la prima tendenza, sganciandosi da alcuni punti che non possono essere ignorati al fine di una corretta interpretazione del significato dell’altare.


A tal riguardo, la prima cosa che dovremmo ricordare è che sì, si parla di mensa, di una cena da consumare insieme, ma non si tratta di una cena qualunque, bensì della cena pasquale, ovvero del memoriale del popolo ebraico liberato dalla schiavitù dell’Egitto e condotto da Dio nella Terra Promessa. Tale passaggio trova il suo compimento nella Passione del Cristo. 


Il banchetto eucaristico, dunque, è un banchetto che risalta il sacrificio che Cristo avrebbe compiuto di lì a poco e non un raduno di convivialità. L’Eucarestia, infatti, è stata istituita come memoriale della Passione di Cristo. Il suo Corpo e il suo Sangue, versato fino all’ultima goccia, ci è dato come cibo per l’anima. Tutto ciò non va confuso con un’allegra cena, tra sorrisi e comportamenti spensierati; né tanto meno il sacerdote che si prepara alla celebrazione del sacrificio eucaristico deve avanzare verso l’altare in modo superficiale e senza il dovuto raccoglimento del memoriale che sta accingendosi a celebrare. 
Ci comporteremmo così superficialmente o con tanta leggera disinvoltura se fossimo alla presenza di un uomo che soffre?


Anche la tovaglia bianca stesa sull’altare, fin dai primi tempi della Chiesa, non è considerata come una tovaglia che si appone prima di iniziare una cena, ma deve ricordare il lenzuolo funereo che avvolse il Corpo di Cristo.  


Nel Liber Pontificalis troviamo la norma di papa Silvestro I di celebrare su un altare non ricoperto da una tovaglia di qualsiasi tessuto, ma di lino, per richiamare il tipo di stoffa funebre che avvolse il Corpo di Gesù.
La Chiesa, quindi, ha sempre inteso bene il significato allegorico di quel tessuto che copre l’altare. Non una tovaglia per la cena, ma un lino che ricorda la morte e risurrezione del Cristo. Che questo pensiero ci aiuti a partecipare alla celebrazione eucaristica con il dovuto raccoglimento.   

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